Obesità infantile - come si comunica al bambino

ESPERIENZA DIRETTA

A Cura della Dott.ssa Biologa Nutrizionista Francesca Allieri

Ho conosciuto una famiglia, una bella famiglia, arrivati a me per gestire meglio l’educazione, la alimentare e la gestione dei pasti della bambina e della famiglia stessa, abbiamo iniziato a lavorare insieme e piano piano sono stati inseriti dei cambiamenti sia dal punto di vista alimentare che dello stile di vita.

Sto lavorando con i genitori senza dare una dieta alla bambina, non voglio che si senta in privazione, voglio che viva un rapporto sereno con il cibo per cui con me sono chiaccherate.

Nel nostro ultimo colloquio emerge che si sono rivolti a me (non era mai emerso precedentemente) dopo la visita ortopedica per un problema di ginocchio valgo (che ho anche io tra l’altro esattamente come il mio papà), emerge che lo specialista in ortopedia ha detto senza mezzi termini che la bambina è obesa e DEVE assolutamente dimagrire, invitandoli a ritornare da lui solo quando sarà dimagrita.

Da allora inizia la restrizione alimentare alla bambina a cui viene negato di tutto, il pediatra invita alla “pesata” una volta a settimana per valutare i progressi…davanti a questo racconto io sono rimasta agghiacciata.

Io da bambina ero quella diversa che temeva la giornata del controllo pidocchi o del libretto rosso dove segnavano il peso, mi faceva sentire diversa, non abbastanza.

Non si comunica in questa maniera ai bambini, l’obesità infantile è in crescita ed è un problema ma non si agisce colpevolizzando il bambino o facendolo sentire diverso dagli altri, non gli si insegna che il suo valore, il suo successo è legato al numero indicato dalla bilancia perché si rischia di innescare un circolo di pensieri che possono portare alle sviluppo di un bel disturbo del comportamento alimentare.

L’età di insorgenza dei disturbi alimentari si è notevolmente abbassata, ad oggi possono manifestarsi verso i 9-10 anni, per disturbi alimentari intendo si quelli da restrizione alimentare sia quelli da iperalimentazione.

Invece si lavora sulle abitudini familiari, sullo stile di vita, sul movimento, su l’educazione alimentare i bambini sono il futuro meritano che li si educhi non che li si etichetti